
Capita. E’ una sensazione che si cerca di evitare, ma ogni tanto ci si inciampa dentro, involontariamente.
E non so ben dire da cosa sia motivata: spesso ci si ritrova a non fare la cosa giusta, o quella che si vorrebbe fare, ma le circostanze ci offrono pittoreschi spunti sulla base dei quali poter prendere in giro noi stessi e darci delle scuse.
In quei rari casi in cui gli spunti offerti non sono sufficienti, scatta la consapevolezza.
Porto il mio esempio, che mi sia terapeutico:
Nei primi giorni di questa settimana ho sperimentato una meravigliosa sensazione di appagamento, continua e instancabile. Di notte, prima di addormentarmi, mi domandavo a cosa fosse dovuta. E Ho realizzato che stavo facendo “il mio dovere” e questo mi dava beneficio. Ma sia ieri che oggi ho chiuso le porte e mi son barricato in casa, da solo. Certo, piove a dirotto, fa freddo, non ci sono i miei coinquilini e i miei amici, non ho soldi e sto aspettando che i vestiti puliti asciughino… Ma stavolta non riesco a prendermi in giro: sto sbagliando. Sono nel posto sbagliato al momento sbagliato. E devo farmene una ragione, per aprire quella porta e tornare nel mio mondo, che sembra tanto essere questo ma che si dimostra inconcludente.
Un grazie sentito a chi mi ha insegnato a riflettere, ad apprezzare e a vincere.
Grazie.






Personalmente dubito di essere capace di tornare in un qualsiasi mondo particolare. Non saprei assolutamente dove andare. Noi che ci nutriamo dei mondi degli altri, lo facciamo perchè non ne possediamo uno nostro. E non ci sono porte. Ci sono solo mondi più conosciuti e in cui ci sentiamo comodi, ma che non saranno mai nostri.