Ispirato dai commenti precedenti, pongo uno spunto riflessivo sull’elemento orologio: chi dice che è fermo o che i fatti si svolgono totalmente nell’arco di un minuto?
Ipotiziamo che l’orologio sia funzionante, prestante e sincronizzato.
I due si incontrano, si conoscono e si piacciono.
All’ora X si appropinquano verso casa di lui (visto il colore della virgoletta sopra la casa che fa proprio “pandan” con lo stesso presente su di lui nel primo atto.
A casa di lui, il primo fattaccio: lui propone di guardare insieme una maratona della trilogia “il signore degli anelli” (film rinomato per la sua unicità: riesce a parlare per oltre 9 ore di una sola cosa, gente che cammina)
Lei, ebete e ignara, accetta di buon grado sperando sia un buon splatter gore vecchia scuola stile “cannibal Holocaust”.
La compagnia dell’anello, e tutto va bene.
Le due torri, e qualche magagna inizia ad esserci.
Il ritorno del re: eh no!
Lei sbigottita e con la voglia di vivere sotto le scarpe, decide di interrompere questo interminabile supplizio nella maniera che più si confà ad una rappresentate del gentil sesso come lei: darla via.
Lui, da buon otaku, rimane basito di fronte alla nudità del corpo di lei, e decide di prendersi un po’ di tempo per affrontare i suoi demoni e così superare quella timidezza che fino a quel giorno gli ha sempre impedito di avere un rapporto sessuale. Lei, sbigottita, tace per mancanza di alternative.
Qualche ora dopo, e qualche redbull più tardi, lui si fa coraggio e decide di affrontare “a spada tratta” l’antro misterioso (di lei).
Con non poche gaffe, poche ore dopo la sessione ha termine in modo eruttivo.
Improvvisamente, una telefonata. (l’icona “musicale” richiama terribilmente al volume di una suoneria molto alta)
Lui, si accorge sia passato esattamente un giorno dal momento dell’ingresso in casa e di quindi essere in procinto di perdersi la settimanale campagna di Dungeons&Dragons con gli amici. Corre fuori chiudendo la porta e, trascinato dalla foga del momento, si dimentica della fanciulla, la quale si trovava in bagno a domandersi il perchè di quelle brutte occhiaie.
Pochi minuti più tardi, lei si accorge del drastico epilogo che quella scappatella aveva comportato.
Dunque, infuriata, chiama il protettivo fratello maggiore (noto poliziotto della città) e gli racconta tutto, non mancando di sottolineare con che macchina l’otaku se ne fosse andato.
Casualità vuole che proprio in quel momento, lo sofrtunato otaku stesse passando davanti alla pattuglia del protettivo fratello il quale, preso dall’ira per un comportamento così irrispettoso nei confronti della sorella, accellera e investe l’autovettura del povero otaku, il quale viene dall’urto sbalzato fuori dal finestrino.
Esattamente 6 mesi dopo, alla stessa ora, l’otaku si risveglia dal coma, in una triste camera d’albergo…
Sbigottito e disorientato, cerca di rievocare alla mente i suoi personaggi di videogame preferiti, per capire cosa loro avrebbero fatto e trarne dunque ispirazione.
Realizza che, essendo sulla sedia a rotelle, non potrà più deambulare, e di conseguenza dispera amaramente.
Ma è proprio in quel momento che tornano a lui gli insegnamenti del Tai-Chi, da lui praticato in età infantile: la spiritualità del momento lo porta a non pensare negativo, ma al contrario, a ringraziare di avere salva la vita.
La vicenda si conclude con lui che, tentando di capire dove si trovi, decide di non abbandonarsi al fato che a lui è stato avverso: non appena potrà, comprerà una biciletta e riuscirà, con impegno fatica e dedizione, a riprendere l’uso delle gambe.
The end