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Mulino Stucky

Poco si fa senza il giusto contorno.

Ma alla domanda “Quale sarà stavolta il giusto contorno?” spesso non si sa rispondere.

Smettiamola di chiedercelo e semplicemente apriamo gli occhi. C’è sempre il giusto contorno ed è sempre a fianco a noi. Ieri il Mulino Stucky ha fatto meraviglie per me, e fortunatamente me ne son reso conto in tempo per godermelo come si deve. Grazie Venezia.

Ed il buon Yosa Buson è sempre in grado di togliermi le parole di bocca, con Haiku come questo:

来て見れば夕の桜実となりぬ

kite mireba yūbe no sakura mi to narinu

“Tornando a vederli

i fiori di ciliegio, la sera,

son divenuti frutti.”

Strawberry.Panic

E’ stato un indirizzo messenger trovato sul Forum del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale a ispirarmi il titolo di questo post, che probabilmente una volta steso risulterà molto meno linguisticamente altisonante ma decisamente più sincero.

Cade a fagiolo un titolo così, soprattutto contando che sbuca subito dopo l’aver RI-visto una simpatica commediola da Teen-Ager: “Baciati dalla Sfortuna”. Un film che non ti lascia altro che un sorriso sereno e qualche minuto di grande energia: chiamalo poco!

Io, questi minuti di grande energia, li ho voluti usare sulla tastiera, apparentemente senza motivazione e senza un effettivo tema da trattare… Ma poi, appare il panico color fragola e tutto prende forma, all’improvviso…

Panico color Fragola, non è forse una sensazione in cui inciampiamo spesso?

E’ percaso una frenzy di allegria, gioia, positività, un berserk di “Ce la Faccio!”, un po’ come quando Mario trova la stella (Eh si, sto proprio parlando di quel magnifico Videogame così terribilmente anni ‘80!) e ogni ostacolo si tramuta in nullità? Se fosse così, l’acceso colore della fragola calzerebbe a pennello!

E se invece fosse un SIGNOR Panico, dal color fragola perchè il normale rosso non rende abbastanza l’idea, sulla sirena che ulula?

Mentre me lo chiedo, capisco che non ho interesse a sapere se il panico color Fragola sia “buono” o “cattivo”.

A me basta sapere che mi piace l’idea di un Panico Color Fragola e che, fortunatamente, quello in cui inciampo più spesso è il primo, e che col tempo, ho imparato a sedare la sirena del secondo…

E voi? Di che “Panico Color Fragola” siete?

 

 

 

 

…Far Away…

Bottle

Distanza. Parola perno su cui costruisco tanti discorsi e troppi pensieri…

Proprio mentre mi accingevo a scriverlo, mi son soffermato a riflettere su quanto le distanze siano ovunque nella mia vita, come in quella di chiunque altro.

Quelle misurabili in chilometri sono le più insignificanti, non hanno mai fermato nessuno e mai saranno in grado di farlo.

Quelle misurabili in solitudine, sono frustranti, ma autoindotte: di conseguenza è possibile liberarsene facilmente.

Quelle misurabili in anni, hanno l’aspetto di muri, e fortunatamente non lo sono. Si scoprono essere ponti agli occhi di chi ha coraggio.

Ma quelle non misurabili, quelle si che mi attanagliano.

Quale unità di misura usare per dare un nome al distacco esistente fra me e una persona a me cara?

Come calcolare quanto le esperienze allontanino le persone da chi non ha sperimentato lo stesso vissuto?

 

Riflessi…

Mirror

Riflessi, Malaugurati traditori…

Feriscono oggi, giovano domani…

Qual’è il segreto?

Stanotte si torna in auge, ritorna l’abbandonata musicalità e la quiete degli Haiku.

Envy…

Ho lasciato respirare qualche giorno le pagine di questo blog. Troppi i pensieri che avrei voluto buttarci sopra, a volte fin troppo duri. Per questo, neanche oggi scrivo ciò che vorrei… Attendo, impaziente che le parole mi raggiungano, per scrivere nel momento più propizio…

Clown

“Bisogna essere Clown, non Pagliacci…”

Questa, la frase che mi ha particolarmente colpito in un film visto stasera. Nella fattispecie, sto parlando di “Ho spostato un fantasma” di Steve Martin.

Ed ecco che, sentendola, è nata in me l’incontenibile voglia di metterla “nero su Web”, per ricordare e ricordarmi cosa vuol dire essere Clown e non Pagliaccio.

Ho sempre considerato che la mia Missione nel mondo fosse quella di dar vita ai sorrisi. E lo penso ancora.

Incomparabile è per me la gioia che scaturisce nel leggere un sorriso che nasce anche grazie a me, alle mie battute, alle mie espressioni facciali, alle mie idee ed alla mia sincera semplicità. 

E lo faccio per svegliarmi tutte le mattine anche io col sorriso scritto sul muso. Senza, neanche svegliarsi avrebbe senso.

Il sorriso è il veicolo della soluzione, mi diceva mio nonno: una persona che sorride, scoprirà presto come risolvere i suoi problemi. Effettivamente, questo effetto galvanizzante e tranquillizzante è davvero benevolo, per non dire forse terapeutico. E scrivendolo, mi rendo conto di quanto io sia fortunato ad essere circondato da persone in grado di attingere a questo benessere da me, e a permettermi di attingerne da loro.

Effetto, questo, magistralmente reso metafora da Matsuo Basho:

 

草臥て宿かる比や藤の花

“kutaburete yado karu koro ya fuji no hana”

“Stanco:

entrando in una locanda

fiori di glicine.”

Rain

Piove.

Ancora. Con dolce impeto.

La città si ferma, il mare si agita. Ci si raggruppa, ci si unisce, come terrorizzati da gocce che, impudenti continuano a scendere. Vicino ad una tubatura, riecheggia l’acqua. E nel silenzio, ci si sente appagati.

Da un mondo che vive con noi e intorno a noi, che piange come noi.

Anche Matsuo Basho la pensa come me, cosa è più poetico del rumore dell’acqua?

 

古池や蛙飛びこむ水の音

“furu ike ya kawasu tobikomu mizu no oto”

“Nel vecchio stagno

una rana si tuffa.

Il rumore dell’acqua”

 

Pioggia

Appoggio le mani sulla tastiera, abbasso il volume della musica: mi concentro profondamente, fino allo svanire di ogni movimento, di ogni distrazione, di ogni realtà al di fuori della mia… 

Ecco, i suoni si dilatano, diventano uno e nessuno…

E rievoco.

Quella splendida sensazione vissuta oggi sotto la fievole pioggia di Venezia: il silenzio dettato dallo scandito ticchettare delle gocce che, lentamente, ti abbracciano avvolgendoti. L’atmosfera che ti colma, ti sazia e pare accompagnarti verso dove sai di voler arrivare…

Amo la pioggia, per la sua dolce prepotenza.

Trovo che il seguente Haiku, di Kobayashi Issa, trasmetta magistralmente quel momento di cui sopra, da me assaporato con tanto gusto.

 

只居れば居るとて雪の降にけり

“tada oreba oru tote yuki no furi ni keri”

“Ero soltanto.

Ero.

Cadeva la neve.”

Bamboo

La notte non ne vuole sapere di cullarmi, quest’oggi. Sarà per un eccesso di gioia, sarà la solita spensieratezza che mi pervade, sempre accompagnata da una buffa colonna sonora che si nasconde sotto ai pensieri… D’altronde, se è vero che chi dorme non piglia pesci, tanto vale sfoderare la spada e andare a caccia.

Piacere di conoscervi, lettori d’oggi e di domani, io sono Nicola.

Cacciatore di sorrisi, studente disordinato e finto artista.

Tre attributi che mi calzano addosso come nessun altro. Non servono tante altre parole per descrivermi, giacchè queste contengono fin troppe sfaccettature, fin troppi significati…

Comunicare, Sorridere e Pensare.

Queste, le mie imperative tre necessità.

E da esse nascono la mia passione per le lingue, come strumento indispensabile per una comunicazione che possa abbattere le distanze, per le buffe inezie, come sollievo mai morto per l’anima, e per la riflessione, come tramite conoscitivo della realtà.

Mi piace cambiare e rinnovarmi, stupire e stupirmi.

Ho frequentato il Liceo Scientifico.

Ed ora sono iscritto al primo anno di Lingue Orientali, immerso nell’affascinante Venezia.

Nasce proprio in questi giorni, un crescente interesse verso l’Haiku, forma poetica, quasi prerogativa della cultura e tradizione Giapponese; si tratta di un componimento poetico composto di 31 sillabe che per l’estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine. Vi saluto proponendovene uno di Yosa Buson, allegandone la traduzione in Romaji e in Italiano. Buon risveglio

 

来て見れば夕の桜実となりぬ

“kite mireba yūbe no sakura mi to narinu”

“Tornando a vederli

i fiori di ciliegio, la sera,

son divenuti frutti.”

 

 

Pianura Del Web

Tanto tempo fa, un baldo giovine, ignaro di ciò che il futuro gli avrebbe riservato, decise di ritagliarsi un angolo all’interno delle sconfinate pianure del Web, per allietare (o allontanare) i viandanti che da li passavano, chiamati NetSurfer…

Tutto ciò non accadde mai, nonostante i ripetuti tentativi del giovine…

Poi, una notte, pervaso dal più irrefrenabile desiderio di comunicazione, cedette al suo desiderio e iniziò a raccontarsi, in quello che poi negli anni a venire, venne chiamato www.nikorasan.wordpress.com

O tu, viandante ignaro, non perdere la speranza e continua a passare per questo luogo, nuovi orizzonti potrebbero presto aprirsi ai tuoi Click!

A presto…